L’alluvione che ha colpito l’Emilia-Romagna ha lasciato isolate intere aree della regione.
Ci sono molte persone che non possono lasciare la zona dove vivono per cercare beni di prima necessità, come cibo e medicine, a causa di frane e smottamenti che hanno reso inaccessibili le strade che conducono in luoghi remoti.
In questo caso la macchina dei soccorsi ha bisogno di una marcia in più, proprio perché coloro da aiutare sono più difficili da raggiungere.
Come in passato, ad esempio nel caso del terremoto che ha colpito il Centro Italia nell’agosto del 2016, sono moltissime le persone di tutte le età che hanno voluto prestare il proprio sostegno alla popolazione dell’Emilia-Romagna, in maniera fattiva, impegnandosi sul campo in prima persona.
Tra coloro che sono accorsi per aiutare a spalare il fango, a distribuire cibo, acque e medicinali, a sgomberare le strade dai detriti ed a spazzare via l’acqua dalle abitazioni ci sono anche molti motociclisti, amatori e non solo.
La regione dei motori, dove la passione per le due e le quattro ruote fa parte del DNA degli emiliani e dei romagnoli, sta raccogliendo il contributo di molti volenterosi centauri, che si sono messi a disposizione per cercare di alleviare il peso di questo evento catastrofico che grava sul resto della popolazione.
E come nel 2016, sono gli enduristi ad accorrere in sella alle loro motociclette, unici in grado di oltrepassare le barriere create da crolli, frane, detriti e tantissimo fango. Potendo percorrere il territorio fuori dalle strade, ormai impraticabili, riescono dove altri non potrebbero.
La passione per questa pratica motociclistica torna utile al di là dell’uscita domenicale con gli amici o delle competizioni in mezzo a boschi e sentieri pieni di sassi.
Il fango, i guadi, i massi non li fermano ed in questi giorni hanno una motivazione in più per non arrestarsi di fronte ad un ostacolo, una missione che serve a portare soccorso, ristoro e la loro vicinanza a coloro che in questi giorni sono lontani dai clamori delle telecamere e delle fotocamere dei giornalisti, così come dal resto della macchina dei soccorsi che porta conforto e speranza a chi ha perso tutto.
Cibo, acqua e medicinali sono beni necessari, che grazie a questi appassionati del fuori strada, possono essere consegnati anche nelle aree più remote ed isolate.
Non è un compito facile e per certi versi è anche pericoloso, in quanto la situazione del territorio è in continua evoluzione. C’è sempre il rischio di una nuova frana, di uno smottamento del terreno al passaggio delle moto. Ma l’importanza di raggiungere casolari e frazioni isolate non ferma piloti e moto.
Nella difficoltà del momento, nella disperazione che lascia nel cuore lo sconvolgimento operato dalla natura, emerge la grande determinazione di un popolo, quello dell’Emilia Romagna, nel rimboccarsi le maniche e cercare sin da subito di reagire e di andare avanti. Al contempo la macchina della solidarietà e degli aiuti, fatta di cuori grandi, di stivali di gomma, di pale, ruspe, cingoli e trattori, di ogni tipo di mezzo non solo a quattro, sei o otto ruote, ma anche di quelli equipaggiati con due pneumatici tassellati, è capace di scavalcare ostacoli enormi, pur di portare il proprio contributo dove altri hanno maggiore difficoltà ad arrivare.
Riportiamo il link alla pagina di moto.it, che racconta la testimonianza del campione Alessandro Tramelli.

