Il fisioterapista ha trovato nei robot un nuovo alleato, in grado di aiutare i pazienti che hanno perso l’uso delle gambe a causa di danni a livello neurologico.
Tra le innovazioni tecnologiche che colgono maggiormente l’attenzione delle persone, quelle sviluppate nel campo della robotica colpiscono particolarmente l’immaginario collettivo.
I robot vengono a volte presentati come minacce (ad esempio dal punto di vista occupazionale), altre volte come supporto alle attività dell’uomo, migliorando lo stile di vita delle persone.
Volendo concentrare l’attenzione sul valore positivo dell’utilizzo dei robot, non soltanto in ambito industriale o in contesti particolarmente pericolosi per gli operatori umani, possiamo considerare lo sviluppo tecnologico attuale nel campo della robotica come un passo necessario per tutti quegli ambiti che riguardano la qualità della vita delle persone, soprattutto di coloro che sono stati colpiti da una patologia invalidante.
Da qualche tempo si sente parlare dell’applicazione della robotica nelle pratiche riabilitative, anche e soprattutto in quelle indirizzate a pazienti che, a causa di danni neurologici hanno perso l’uso delle gambe e quindi la capacità di deambulare.
Da alcuni anni è disponibile sul mercato il Lokomat di Hocoma, un sistema robotico capace di riprodurre la normale capacità di camminare di un essere umano, consentendo anche a chi ha subito danni di tipo neurologico, ad esempio a causa di un incidente, di poter accedere ad un protocollo fisioterapico in grado di facilitare e stimolare l’esercizio svolto dalle gambe, attraverso un’attività sincronizzata operata da un tapis roulant, da un doppio esoscheletro robotizzato e da un monitor. Questo sistema è capace non solo di riprodurre gli schemi motori della deambulazione, ma è anche in grado di stimolare la componente sensoriale del movimento, utile per ricostruire i complessi collegamenti neurologici tra il cervello e gli arti inferiori.
Il paziente è stimolato a partecipare attivamente agli esercizi, beneficiando al contempo dell’attività operata automaticamente dal Lokomat che svolge un’azione finalizzata a rieducare il movimento che, nel tempo, consentirebbe alla persona trattata di imparare nuovamente a camminare.
Tra i benefici per i pazienti sottoposti ai trattamenti con il Lokomat, quelli immediatamente evidenti sono ad esempio il mantenimento del tessuto muscolare e l’alleggerimento del peso corporeo. Proviamo ad immaginare cosa significhi tutto questo per una persona paralizzata dalla vita in giù e costretta su una sedia a rotelle.
Il Lokomat consente ad esempio di accrescere la possibilità di ripresa per quei pazienti con una lesione midollare incompleta, che possono puntare ad esempio al recupero della posizione eretta e del cammino.
L’utilizzo di questo ausilio robotico e dei programmi fisioterapici ad esso associati viene applicato per il miglioramento delle condizioni e l’eventuale recupero di pazienti affetti da patologie che vanno dalle lesioni midollari, all’ictus, al parkinson ed a diverse altre problematiche che colpiscono il sistema nervoso centrale.
Questo è reso possibile dall’adozione di tecniche riabilitative che si basano sulla ripetizione degli esercizi, sulla frequenza degli stessi e sulla loro intensità. In questo senso l’adozione di un’unità robotica è essenziale per massimizzare l’efficacia di questi interventi.
Il sofisticato software consente di controllare molteplici parametri ed è in grado di offrire ai pazienti la possibilità di svolgere gli esercizi previsti, mantenendo un elevato grado di concentrazione.
Questo è un tipico esempio di come la robotica e le innovazioni tecnologiche in questo settore possano realmente migliorare lo stile di vita delle persone.
Il video sottostante, in inglese, presenta l’esempio di un pazienta trattato con l’ausilio del Lokomat.

