007 “No time to die” – Addio al Bond dell’era Craig

007 - No Time To Die - Poster

A distanza di 15 giorni dall’uscita nelle sale cinematografiche di No Time to Die, il venticinquesimo film dell’agente 007, tiriamo le somme.

Nei recenti rilevamenti (fonte Universal Movies), il secondo weekend di proiezioni, James Bond è in testa al Box Office Italia è ha incassato 1,53 milioni di euro, in totale 4,95 che potrebbero diventare 5 milioni con i dati mancanti dei cinema del circuito The Space.

Il film, che ha subito i ben noti ritardi di uscita dovuti alla pandemia di Covid-19, segna la conclusione di una storia che, pur rendendo ognuno dei film godibili come avventure a se stanti, ha avuto il proprio filo conduttore: le trame ordite dalla SPECTRE, una società segreta talmente in ombra da essere sconosciuta a tutte le agenzie di spionaggio del mondo.

Dietro ai tormenti di Bond/Craig, iniziati con la perdita di Vesper, la donna di cui si era innamorato e per la quale si sarebbe lasciato alle spalle l’MI6, lo spionaggio, il mondo intero, c’è proprio la SPECTRE ed il suo capo Ernst Stavro Blofeld.

Lo 007 di Craig ci ha abituato a colpi di scena in grado di tenere lo spettatore incollato alla sedia e la scoperta che a capo della sfuggente organizzazione criminale c’è il suo “fratello” adottivo rende il confronto con la sua nemesi ancora più avvincente.

Christoph Waltz (Ernst Stavro Blofeld), attore che ci ha abituato alle parti da Cattivo con la “C” maiuscola (memorabile la sua interpretazione del colonnello delle SS Hans Landa di Bastardi senza Gloria), recita la doppia parte di Blofeld e di Franz Oberhauser.

007 - No Time To Die Blofeld - Cristoph Waltz

Il primo è il nome con cui è entrato nel mondo del crimine ed è diventato il capo della Spectre, il secondo è il suo vero nome. Figlio dell’uomo che ha adottato James alla morte dei suoi genitori, ha da sempre nutrito un odio profondo per il fratello, tanto da uccidere il padre che aveva accolto il giovane Bond nella propria casa.

A nostro avviso Blofeld/Oberhauser, il personaggio che si rifà al capo della SPECTRE visto per la prima volta in “Agente 007 Dalla Russia con amore”, film del 1963, è una spanna sopra alla nemesi finale con cui James si troverà a confrontarsi nella sua ultima fatica.

Rami Malek, attore di grande talento di cui ricordiamo tra le altre l’interpretazione di Freddy Mercury in Bohemian Rapsody, non ha avuto modo di esprimere il suo potenziale come super cattivo, capace nella storia di avere la meglio persino sul Blofeld. Un’occasione mancata che non rende giustizia alla bravura di Malik, il cui personaggio (Safin) non riesce mai ad emergere in tutta la sua malvagia grandezza come avrebbe potuto.

Niente a che vedere con Le Chiffre, il cattivo di Casinò Royale, magistralmente interpretato da Mads Mikkelsen, un altro cattivo doc.

Tornando a No Time To Die, già con la pubblicazione del post “No Time To Die – bond 25” avevamo sperato in un finale con il botto e non siamo rimasti delusi. Anche in quest’ultimo capitolo della saga (durata cinque film), l’inaspettato è dietro l’angolo e la conclusione del ciclo Craig ha dell’epico!

Il personaggio di 007 inventato da Ian Fleming nel 1953, anno di uscita del romanzo Casinò Royale, è stato riscritto in chiave moderna e più intimistica nella sceneggiatura dell’omonimo film, che segna un vero e proprio restart per Bond.

Daniel Craig ha avuto tra gli altri il pregio di rendere James un uomo prima che un personaggio di fantasia, intento a battersi contro nemici sempre più improbabili ed a vivere avventure al limite dell’impossibile. 

In questa lunga corsa, iniziata nel 2006, il personaggio ha acquisito il doppio zero, che gli ha concesso la licenza di uccidere; ha più volte affrontato la morte guardandola negli occhi; è stato dato per morto ed è tornato; ha perso tutto, ha sentito il dolore delle ferite ed ha portato il peso degli anni, troppi per un agente in servizio da così tanto tempo; ha visto morire la donna che era diventata tutto il suo mondo, senza potere fare nulla per salvarla; ha seguito le tracce di coloro che gliel’hanno portata via da un capo all’altro del mondo; ha visto morire la sua mentore e la sua guida, la donna che non soltanto gli dava gli ordini ma che gli aveva affidato la propria vita; ha visto il passato tornare a tormentarlo; ha trovato il bandolo della matassa, seguendo i fili che lo hanno portato davanti all’uomo artefice delle sue ultime cinque avventure e delle sue sventure; ha lottato per sconfiggere la sua più grande nemesi; ha continuato a cercare la verità per lasciarsi tutto alle spalle una volta per tutte ed ha continuato la sua guerra contro un tentacolare mostro, ormai non più nascosto nell’ombra; ha trovato nuovi amici ed ha ritrovato vecchi compagni, per poi perderli per sempre; è stato tradito proprio quando aveva deciso di lasciarsi definitivamente tutto e tutti alle spalle; è stato capace di perdonare; ha ritrovato l’amore; ha provato gioie immense e dolori indicibili fino alla fine…

Ed alla fine James Bond è rimasto fedele a se stesso.

Anche Daniel Craig è stato capace di essere 007 fino all’ultimo istante, in quel finale epico e sconcertante che lascia lo spettatore incredulo.

La fine di No Time To Die, per come è stata concepita e realizzata, inizialmente può trarre in inganno. Sul momento potrebbe sembrare un modo “banale” e semplicistico di chiudere il cerchio, di lasciare andare Craig, che dopo avere recitato al parte di Bond in Spectre aveva manifestato la chiara intenzione di farla finita con l’agente segreto più famoso di tutti i tempi.

Aveva chiarito, senza possibilità di venire frainteso, che questa sarebbe stata la sua ultima fatica all’interno dell’MI6 di Ian Fleming.  E’ stato quindi necessario pensare ad un modo che non lasciasse dubbi in merito e che chiudesse definitivamente l’era Craig.

A beneficio di tutti coloro che non hanno ancora visto il film e che hanno voluto restare al riparo delle centinaia di recensioni, contenenti i dettagli delle ultime scene, non sveleremo la fine. Ciascuno, dopo avere visto No Time To Die, tirerà le somme e valuterà il finale.

Noi possiamo soltanto dire che, dopo un primo momento di “smarrimento”, una volta metabolizzato, a freddo, lo abbiamo apprezzato in tutta la sua forza.

Anche se James Bond ci ha lasciato, tornerà presto in una veste nuova che, speriamo, potrà mutuare tutti quegli aspetti che hanno rilanciato un personaggio che ha quasi 60 anni di onorata carriera alle spalle.

Nel 2022 Bond raggiungerà un nuovo traguardo nella sua lunga carriera e forse, se non ci fosse stata la pandemia di mezzo, avrebbe potuto festeggiare con il film numero 26.

Ma per i festeggiamenti e per una nuova avventura di 007 c’è sempre tempo e noi non vediamo l’ora che venga annunciato un nuovo progetto per conoscere e condividere con voi tutti i dettagli.

James Bond ritornerà!

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