CINEMA – The swimmers – Le nuotatrici

The Swimmers - Poster

Perché suggeriamo di vedere Le Nuotatrici, il film diretto da Sally El Hosaini, regista britannica di origine egiziana?

Innanzitutto perché è un Film con la “F” maiuscola. Regia, montaggio, fotografia contribuiscono a rendere questa pellicola un gran bel film. Tutto è pensato per supportare la storia e la recitazione delle due protagoniste.

Poi per il significato del racconto, tratto dalla vera storia delle sorelle Mardini, due giovani ragazze che vivono una vita normale, come quelle che conducono tantissimi giovani in tutto il mondo. La loro quotidianità è fatta di affetti familiari, di passioni, come quella per lo sport (il nuoto agonistico) ereditata dal padre, di momenti di spensieratezza e di divertimento con gli amici.

Il senso di “sicurezza” che il vissuto quotidiano offre alle due sorelle è però effimero. La Siria, il paese che ha dato loro i natali non è più il luogo sicuro dove sono cresciute.

Da moltissimi anni, da prima degli eventi che lo hanno sconvolto a partire dal 2011, il paese vive in un clima di incertezza. Il popolo siriano ha comunque continuato a condurre la propria vita in una condizione di “falsa” sicurezza, indotto da un lato dall’accettazione dello status quo, dall’altro dalla “inconsapevolezza” riguardo agli interessi politico economici che una serie di attori stranieri hanno coltivato nella regione, senza tenere in alcuna considerazione il destino di un popolo.

“Improvvisamente” il mondo di Yusra e di sua sorella maggiore Sara viene sconvolto dall’esplosione delle proteste popolari, sfociate successivamente in una sanguinosissima guerra civile.

Lo spettatore si ritrova improvvisamente catapultato nella nuova realtà che ha investito, Yusra, Sara, la loro famiglia ed i cittadini siriani tutti.

Davanti alle morti delle giovani amiche delle due ragazze, provocate dai disordini e dalle proteste di un popolo in cerca di libertà e davanti alla prospettiva che lo stesso possa accadere a loro, oppure alla loro famiglia, l’alternativa è la fuga.

The Swimmers  - Scena piscina con la bomba che cadse dentro l'acqua

È qui che il film di Sally El Hosaini ha il proprio punto di forza.

Oltre al valore artistico, il film “The Swimmers” assume un enorme valore morale, in quanto racconta la verità che si cela dietro le storie dei profughi. Una realtà che non va ignorata e che al contrario deve essere portata all’attenzione del grande pubblico anche attraverso il cinema, da sempre mezzo formidabile per dare visibilità ad argomenti quali la fuga dalla guerra, la ricerca della libertà e della sopravvivenza personale e dei propri cari.

“Le Nuotatrici” affronta questi temi attraverso la necessità di tenere stretto a se il proprio sogno e di perseguirlo come fonte di rinascita.

Yusra vi si aggrappa con tutte le proprie forze e Sara si prenderà cura di lei durante tutto il terribile viaggio che dovranno affrontare insieme al cugino, consentendo alla sorella minore di realizzare quel sogno, nonostante la guerra, i pericoli corsi per raggiungere la Germania (destinazione di moltissimi profughi siriani), l’indifferenza dei singoli e spesso dei governi dei paesi che vengono attraversati lungo la rotta verso la salvezza ed una vita migliore.

Le vicissitudini che le due protagoniste sono costrette ad affrontare sono alla base della loro crescita personale, che si fonda anche sulla consapevolezza che l’unico modo che hanno per ritrovare la propria “normalità” passa esclusivamente da questo viaggio verso l’ignoto, dalla sofferenza e dalla paura per la propria vita e per quella dei loro compagni di sventura.

Il protagonista “assoluto” del film è il senso di smarrimento che, insieme alla paura della morte, fa immergere lo spettatore nelle acque di quel mare diventato la tomba di troppe persone, che ancora non ha finito di inghiottire molti di coloro che ogni giorno sono costretti ad attraversarlo per raggiungere un luogo sicuro, dove trovare o ritrovare una parvenza di normalità.

Non tutti ce la fanno, ma Yusra, Sara e Nizar lottano con tutte le proprie forze per non soccombere ai pericoli del mare, a quelli delle persone che sfruttano il dolore e la paura per i propri scopi ed all’indifferenza nei confronti del loro destino.

The Swimmers - Rifugiati che camminano lungo la ferrovia

“The Swimmers” è un pugno allo stomaco, uno schiaffo che ti obbliga a guardare ed a vedere quello che accade quotidianamente lungo le rotte dei migranti, non soltanto quelle marittime, ma anche quelle terrestri, fatte di morte, di muri, di filo spinato e di guardie armate.

Questa storia mette in evidenza l’incapacità della politica che, a livello europeo e dei singoli Stati membri, non riesce a gestire la ricerca di sicurezza e normalità di coloro che hanno perso entrambe le cose.

“Le Nuotatrici” è anche una pellicola che mette al centro quei valori che le difficoltà estreme a cui sono sottoposti i rifugiati mettono in evidenza con forza: la solidarietà tra coloro che si mettono in viaggio, lasciandosi tutto alle spalle e l’aiuto offerto da coloro che si mettono in gioco per fornire loro soccorso e ristoro; la forza morale che fa si che nessuno venga lasciato indietro, la resilienza di queste persone che significa tornare a respirare dopo avere rischiato di annegare nel mare delle difficoltà e dell’indifferenza.

Al di là del buonismo, di cui molti potrebbero essere accusati nel parlare del film e delle tematiche trattate, il lavoro della regista ha raggiunto l’obiettivo di raccontare una storia in maniera lucida ed al contempo in grado di catturare i sentimenti degli interpreti attraverso immagini evocative, facendo in modo che quelli stessi sentimenti diventino quelli dello spettatore.

Yusra Mardini è diventata il simbolo del sogno olimpico, non soltanto per quegli atleti che hanno tutte le condizioni favorevoli e necessarie per coltivare l’aspirazione alla partecipazione ai Giochi, ma soprattutto per tutti coloro che nei propri paesi di origine avevano le carte in regola per partecipare alle Olimpiadi, ma che in molti casi hanno dovuto vedere svanire questa possibilità a causa dell’improvviso e violento modificarsi dalle condizioni di vita di quelle regioni del mondo, sconvolte da conflitti, da violenze, da autoritarismi.

Quando assistiamo ai Giochi Olimpici siamo tutti catturati dalle imprese di persone che, con il duro lavoro, l’impegno costante ed un sogno nel cuore, regalano a se stessi ed a tutti gli appassionati gioia ed esaltazione per una medaglia vinta, insieme a delusione e scoramento per non avere raggiunto l’obiettivo per cui si è tanto sudato.

E quando tra le squadre che sfilano con i colori della propria nazione si scorge quella dei Rifugiati, si è pervasi da un sentimento di ammirazione per questi giovani donne e uomini che, non potendo coronare il sogno di rappresentare la propria nazione, gareggiano per se stessi e per i propri compagni, portando con se i colori di tutti quei popoli che non hanno voce, neanche in occasione di una festa sportiva qual’è un’Olimpiade.

Quando guardiamo la delegazione che gareggia con la denominazione di “Rifugiati” il pensiero dovrebbe andare alla storia di ciascuno degli atleti da cui è formata, la stessa che li accomuna a tutti coloro, uomini, donne e bambini che, indicati con l’appellativo di rifugiati, vivono e troppo spesso muoiono con il sogno di ritrovare la propria sicurezza, la propria normalità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ho letto ed accettato la Privacy Policy