CRY MACHO – Clint Eastwood cavalca verso il tramonto

Clint Eastwood - Cry Macho - Film

L’ultimo film dell’attore regista, nato a San Francisco nel 1930, è un moderno western on the road.

Tratto dal romanzo scritto nel 1975 da N. Richard Nash, che ne firma anche la sceneggiatura in collaborazione con Nick Schenk, già al fianco di Clint Eastwood in Gran Torino e The Mule, Cry Macho rappresenta Clint Eastwood nella sua essenza più vera.

Cry-Macho Mike ed il cavallo

Alla fine del film, uscendo dalla sala cinematografica, i commenti degli spettatori non sono unanimi nel definire Cry Macho un film degno degli ultimi lavori dell’ormai novantunenne Clint. Non sono poche le osservazioni negative elargite da coloro che forse si aspettavano un ritimo più veloce o un pizzico di avventura in più.

Altri al contrario l’hanno apprezzato per quello che è e per quello che rappresenta. E noi siamo tra questi ultimi.

Clint Eastwood è indiscutibilmente uno degli ultimi grandi del “grande” cinema, quello con cui siamo nati e cresciuti. E’ una figura legata non soltanto a personaggi che sono entrati a far parte del nostro immaginario collettivo, il cowboy buono della trilogia del dollaro di Sergio Leone o Dirty Harry, l’iconico personaggio della serie di pellicole dedicate all’ispettore Callaghan. Tra i suoi lavori “più recenti” troviamo film che gli sono valsi molteplici premi, come Mystic River, Million Dollar Baby, Flags of our fathers e Lettere da Iwo Jima, Gran Torino, American Sniper.

Sia nella veste di attore che di regista, Eastwood è instancabile nella sua voglia di raccontare storie e Cry Macho ne è la prova. E’ vero, il peso degli anni si fa sentire ed è evidente sia nella recitazione che nella regia, a cui sembra mancare il supporto di una sceneggiatura in grado di fare emergere lo sforzo compiuto dietro la macchina da presa.

Anche i personaggi comprimari sembrano mancare di quello spessore a cui Clint ci ha abituato. Non esiste ad esempio un vero cattivo che, agli occhi dello spettatore, possa creare suspense e minacciare la missione che Mike (Clint Eastwood) deve portare a termine: accompagnare Rafo, il tredicenne messicano figlio dell’ex capo, in Texas a casa del padre.

Cry-Macho Mike e Rafo

I due vivranno si un viaggio avventuroso ed Aurelio, lo sgherro al soldo della madre di Rafael, cercherà a più riprese di riacciuffare il ragazzo in fuga, ma si rivelerà alquanto goffo nei suoi tentativi.

E allora perchè andare a vedere Cry Macho?

Clint Eastwood sa bene come fare cinema ed anche se il suo ultimo sforzo non brilla, paragonato a molti dei lavori realizzati nel corso della fase matura della sua arte, lo rappresenta nel qui ed ora. La regia è asciutta come nel suo stile. I personaggi sono “semplici” e per questo veri. La storia del viaggio intrapreso in compagnia di Rafo, va letta come un viaggio interiore, un moto di crescita per un ragazzino che vive da adulto, ma che ha ancora tutto da imparare dalla vita e per il vecchio cowboy, ex campione di rodeo, è un modo per ritrovare una casa a cui tornare, visto che non ha più nessuno ed ha bisogno di fare pace con se stesso.

Una volta portato a termine l’incarico affidatogli, Mike potrà finalmente ritirarsi dalle scene e l’epilogo del film forse non è altro che la rappresentazione della fine della carriera di Clint Eastwood nel mondo del cinema.

Del resto a 91 anni il passo è incerto, la schiena più curva, la voce più flebile. Forse, soltanto forse, questo potrebbe essere il suo ultimo film.

A discapito dell’età, ci si stupisce comunque per la lucidità con cui l’attore e regista ha portato a termine questo lavoro. E ancora più stupefacente è la capacità di questo arzillo vecchietto nel recitare scene in cui deve accucciarsi sotto una macchina per verificare una perdita d’olio, risalire un fosso in tutta “fretta” o montare a cavallo.

Cry-Macho mike e Rafo a cavallo

Cry Macho è un film sincero, senza orpelli. E’ una bella storia, che vale la pena di essere raccontata. Si poggia sui buoni sentimenti, sulla voglia di redenzione, sul bisogno di essere amati per quello che si è. Ed è a questo che lo spettatore è chiamato. All’apprezzamento per un grande story teller, ad amare non soltanto ciò che Clint Eastwood è stato e che continuerà ad essere nell’immaginario collettivo, ma quello che è ora.

Buoni sentimenti dicevamo, ma anche valori come la sincerità, l’essere riconoscente nei confronti di coloro che ti sono stati accanto e ti hanno aiutato nelle difficoltà, la lealtà verso l’impegno preso, il mantenere la parola data, l’onestà, il coraggio. Questi aspetti, che emergono nella storia raccontata nel film, non sono altro che la rappresentazione di un uomo nato nel 1930 e cresciuto secondo regole fondate proprio su quei valori.

Questo film andrebbe visto anche per questo.

Oggi più che mai si sente il bisogno di questo tipo storie, raccontate alla maniera di Clint Eastwood.

Cry-Macho Mike e Marta

Non aspettatevi il solito vecchio cowboy indurito dalla vita, pronto a risolvere anche le questioni più spinose a suon di pugni. Mike non è così e non soltanto per l’età. Il suo bisogno non è quello di fare giustizia alla maniera del vecchio west. Anche se sa il fatto suo e se c’è da tirare un cazzotto è ancora in grado di farlo.

L’amore per le cose semplici, come le rappresentazioni iconiche dell’epopea western (il bivacco sotto le stelle in mezzo alla natura della prateria), la cortesia di un pasto caldo offerto senza chiedere nulla in cambio, un momento di pace e soddisfazione nell’aiutare un allevatore di cavalli messicano nell’addestrare i mustang selvatici che non amano farsi cavalcare, tutto questo è la forza di Mike Milo. Essere la figura di riferimento per un ragazzino ribelle che fino ad allora è stato rifiutato da entrambe i genitori, questo è ciò che rende grande il personaggio interpretato da Clint Eastwood.

Ogni età ha il suo momento e come per Mike è giunto il momento di fermarsi, per ritrovare una casa ed il proprio posto in cui vivere in serenità il tempo che gli resta, per Clint Eastwood, il cowboy, non è più tempo di duelli a suon di colt 45, ma quello di raccontare una storia vicina alla sua sensibilità di uomo anziano che, seppure a fatica, desidera ancora sentirsi parte di quel mondo che è stata la sua vita, la sua casa per più di 65 anni.

E’ con autoironia che Clint riscrive la sua immagine, costruita in questi lunghi anni trascorsi davanti e dietro la cinepresa. Con l’assoluta consapevolezza della propria età e del proprio modo di vivere la vita, oggi a novantuno anni, Eastwood l’attore smonta il personaggio del macho, che lui stesso ha contribuito a costruire nel corso della sua lunga carriera. Affida questo ruolo al gallo da combattimento (Macho) di Rafo, che non manca di strappare allo spettatore qualche risata, perché è lui il vero duro della storia, mentre il texano con gli occhi di ghiaccio oggi è un uomo che sa anche piangere sotto il cappello calato sul viso.

Cry-Macho Mike ed il gallo Macho

Alla fine della proiezione, mentre usciamo dal cinema, ci piace pensare che Il Cavaliere Pallido ha ancora storie da raccontare mentre cavalca verso il tramonto.

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