THE CAVE

The Cave - Documentario National Geographic

La storia di The Cave, l’ospedale interrato dove si vive la guerra in Siria e le storie di coloro che in mezzo alla morte cercano di preservare la vita.

Il conflitto in Siria raccontato con occhio lucido, privo di veli. La guerra e la sua butrale realtà. La passione e lo sgomento di chi in mezzo alla morte cerca di dare speranza.

Immagina di guardare fuori dalla finestra.

Davanti a te i palazzi del tuo quartiere e poco più il la, oltre il tuo sguardo, quando i tuoi occhi mettono a fuoco cercando l’orizzonte, gli edifici di una zona alla periferia della tua città.

Abitazioni come la tua, al cui interno si vive la quotidianità di famiglie che potrebbero essere la tua.

Vita, affetti, ricordi, sentimenti, gioia, dolore. Tutte cose che non ti sono aliene, che sono parte anche della tua realtà, concrete come il soffitto della stanza da cui guardi cosa accade fuori dalle mura “rassicuranti” della tua abitazione.

E cosa c’è di più rassicurante della propria casa, della propria famiglia, dei propri vicini, delle persone del proprio quartiere, della normalità della quotidianità?

Il cielo é terso.

E tu continui a guardare fuori dalla finestra, continui a vedere le forme squadrate degli edifici all’orizzonte, continui ad osservare quel quartiere alla periferia della tua vita, apparentemente tranquillo, dove altre persone vivono e lavorano.

All’improvviso il rumore assordante di un motore a reazione.

Un jet in lontananza che si fa sempre più vicino.

Improvvisamente quel suono, un attimo prima così forte, si affievolisce fino quasi a sparire, come se non ci fosse mai stato.

Un attimo dopo, nella calma della tua stanza, mentre sei ancora intento a guardare fuori dalla finestra preso dai tuoi pensieri, la vedi. Una sagoma nera, viene giù dal cielo con un’inclinazione di 60 gradi, veloce, silente. Sembra la picchiata di un uccello acquatico che, affusolato, si é lanciato verso l’acqua per catturare il  pesce che lo sfamerà.

Ma la realtà è un’altra.

Hai appena il tempo di vedere l’oggetto che, precipitando veloce verso terra, raggiunge il suo obiettivo. Ma non si alzano spruzzi d’acqua.

Vedi fumo misto a fuoco e polvere.

Il silenzio che accompagnava la sagoma nera nel suo precipitare viene interrotto dal boato dell’esplosione. Il fragore cupo, prodotto dalla bomba sganciata dall’aereo da guerra che poco prima ha sorvolato quel quartiere della tua città, ha preso il posto dei suoni della vita quotidiana.

All’improvviso la calma lascia il posto al panico, alle urla, alle richieste di aiuto.

Il rumore dei motori delle ambulanze si mescola alla confusione, mentre tutti quelli che possono si precipitano a scavare a mani nude, per cercare di estrarre le persone coinvolte dal crollo degli edifici colpiti. Sperano di trovare qualcuno in vita e fanno uso di energie e forza che forse non sanno di avere. Si fa di tutto pur di cercare di salvare qualcuno che potrebbe essere ancora in vita.

Lo sgomento diventa parte di te, sai cosa sta succedendo, anche se non lo ha mai visto prima, non in questo modo.

Tu sei ancora lì nella stanza a guardare fuori dalla finestra, che in realtà non si affaccia sulla tua città, bensì su un luogo a te sconosciuto, ma non così lontano.

Sai perfettamente che a poche ore di volo da te, ancora una volta sta succedendo qualcosa che hai sempre vissuto come una situazione estranea, di cui forse hai avuto notizia tramite i giornali e la televisione, quando il mondo ha vissuto altri conflitti a te contemporanei, oppure dai racconti di chi decenni addietro ha combattuto oppure è stato coinvolto nella tragedia della Seconda Guerra Mondiale.

Le immagini questa volta sono eloquenti e ti proiettano direttamente all’interno del dramma di chi in Siria lotta tra la vita e la morte.

Non si tratta di immagini di aerei in lontananza che bombardano un obiettivo indefinito, nel buio della notte. Non si tratta di bagliori di luce ed esplosioni di cui non si riesce a definire l’entità ed il danno causato.

Questa volta vedi la guerra per quello che è. Questa volta il caccia bombardiere lo senti come se passasse fuori dalla tua finestra. Stavolta l’impatto e la distruzione sono così veri da toglierti il fiato. Questa volta le urla, l’accorrere della gente, la concitazione delle mani che scavano, che spostano le macerie e tirano fuori i corpi di coloro che sono stati  feriti o uccisi è così reale che non puoi fare a meno di chiederti cosa faresti se fossi lì in quel preciso momento, insieme a quelle persone disperate e coraggiose al tempo stesso.

Quello che accade ormai da anni in Siria, un paese martoriato da una guerra in cui il nemico assume molte facce e che al contempo coinvolge milioni civili, donne, bambini, uomini, anziani, è diventato un documento filmato. Una traccia indelebile di quel dramma umano che chi vive lontano dai conflitti non può neanche lontanamente sperare di avvicinarsi a comprendere.

In questa storia filmata dal regista siriano Feras Fayyad, traspare l’intento di rendere pienamente comprensibile cosa è accaduto e cosa continua ad accadere, attraverso il lavoro della Dott.ssa Amani Ballour, delle sue colleghe e di tutti quei medici che cercano di salvare vite e dare speranza, nonostante tutto.

L’unica cosa che interessa loro è preservare “The Cave”, l’ospedale interrato al “riparo” dai bombardamenti che proseguono in superficie, combattendo non soltanto contro la morte provocata dalla guerra, contro la brutalità disumana di coloro che attaccano i civili innocenti,  ma anche contro tutte quelle difficoltà che potrebbero frustrare e mettere in ginocchio tutti coloro che lavorano senza sosta all’interno di ambienti claustrofobici, dei tunnel e delle stanze, con la paura costante di essere la prossima vittima di un attacco.

La carenza ormai cronaca di medicinali ed attrezzature mediche, la conseguente consapevolezza che, pur facendo di tutto per salvare vite, i morti aumenteranno, si avvicendano con le difficoltà nel prestare liberamene la propria opera di medico a causa del retaggio culturale di una società patriarcale.

La Dott.ssa Ballour in quanto donna, non sempre è ritenuta in grado ed all’altezza dei suoi colleghi uomini, che invece hanno scelto di affidarle la direzione dell’ospedale. The Cave non potrebbe continuare ad esistere senza di lei.

Le sue colleghe vivono il suo stesso dramma, desiderano mantenere in vita questo luogo di speranza e si trovano davanti al pregiudizio di molti uomini, che pure hanno bisogno di loro e di tutti coloro che vivono e lavorano all’interno di The Cave

Secondo noi, tutti dovrebbero conoscere questa storia, nel modo in cui  l’hanno vissuta i protagonisti, nuda e cruda come l’ha raccontata Fayyad.

Anche e soprattutto i più giovani dai 14 anni in su, magari accompagnati dai propri genitori, che li possano aiutare a comprendere qualcosa che va oltre la loro immaginazione. 

Se nel 2020 il mondo assiste alla finestra a tragedie come questa, è necessario che non si resti spettatori passivi. Al contrario, la scelta di guardare in faccia la guerra nella sua realtà, anche se da lontano ci può aiutare forse a comprendere di più e a fare in modo che in un futuro tutto questo non si ripeta.

The Cave è stato prodotto da National Geographic ed è stato candidato agli oscar 2020 nella categoria docu-film.

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